Cosa sono i bias cognitivi? Ecco i più comuni | flowe

Cosa sono i bias cognitivi e come ingannano la nostra mente?

15 dicembre, 2021

di Chiara Poli

bias cognitivi
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Quante decisioni prendi in 24 ore? Se ci pensi qualche secondo ti renderai conto che ne prendi continuamente, molte volte senza troppa attenzione, mentre altre volte richiedono un processo di valutazione lungo e faticoso. Forse ti suonerà nuovo, ma il nostro cervello non ama consumare energia in lunghi e dispendiosi processi decisionali e per questo motivo molte delle scelte che facciamo dipendono da un sistema automatico basato su scorciatoie di pensiero o euristiche, che semplificano la realtà e ci permettono di prendere decisioni velocemente e senza sforzo. Non è tutto, se da una parte le euristiche permettono al nostro cervello di prendere decisioni rapide e con un basso consumo di energia, dall’altro lato spesso e volentieri ci portano a errori di giudizio, i cosiddetti bias cognitivi. Ti è mai capitato di esclamare di fronte a un evento: “Lo sapevo che sarebbe successo!” o di ricercare informazioni che vanno solo a supportare la tua personale opinione? Questi sono due semplici esempi di bias cognitivi che ci possono capitare nella vita di tutti i giorni. 

Cosa sono i bias cognitivi?

Il termine bias venne utilizzato per la prima volta in psicologia da Amos Tversky Daniel Kahneman nei primi anni ’70 per indicare degli errori sistemici e inconsci della nostra mente, che si verificano quando prendiamo decisioni in circostanze incerte e con poche risorse a disposizione. In queste situazioni, utilizziamo dei processi mentali intuitivi e sbrigativi che permettono di costruire un’idea generica su un argomento, senza sforzo. Non sempre queste scorciatoie mentali hanno successo e in questi casi possiamo incorrere in un bias, che è dunque una distorsione, una percezione errata o stereotipo che ci porta a conclusioni errate. 

Gli errori cognitivi sono spesso il risultato della nostra mente che semplifica le tonnellate di informazioni che riceviamo ogni secondo e di cui riusciamo a processarne solo una minima parte. Solitamente i bias tendono a presentarsi di fronte a giudizi che hanno a che fare con la memoria, l’attenzione e la stima di probabilità. Conoscere questi errori è importante, perché possono tramutarsi in pericolosi pregiudizi difficili da sradicare che condizionano la qualità dei nostri ragionamenti. Tversky e Kahneman hanno a lungo studiato euristiche e bias proponendo ai partecipanti delle ricerche diversi problemi di ragionamento, che hanno permesso di identificare numerosi errori sistematici

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7 esempi di bias cognitivi

1. Bias di conferma: ovvero la tendenza a interpretare le informazioni come conferma di nostre credenze e opinioni. Questo tipo di errore è oggi molto visibile con l’uso dei social media, che a volte favoriscono questo comportamento: leggiamo articoli e cerchiamo informazioni che possano confermare la nostra opinione, ignorando invece ciò che la contrasta. Perché succede? Ci sono diverse spiegazioni: da una parte la nostra mente, concentrandosi su una cosa alla volta, evita di considerare diverse ipotesi e scenari nello stesso momento. Dall’altro lato, questa tendenza fallace potrebbe servire a proteggere la nostra autostima, rinforzando le nostre idee. 

2. Self-serving bias: questo bias in qualche modo si collega nuovamente al concetto di autostima. Questo errore ci porta ad attribuire gli eventi positivi a noi stessi e gli eventi negativi ad altri fattori esterni. Stai guidando e la macchina davanti a te ti taglia la strada appena il semaforo diventa verde, subito penserai che chi è alla guida di quell’auto non sia una brava persona (per essere leggeri). Se però sei in ritardo per un impegno importante e sei tu a tagliare la strada, riterrai che la tua azione sia giustificata dal fatto che sei in ritardo, senza quindi muovere critiche sulla tua persona. Attenzione a questo bias perché può portarci ad ignorare i nostri errori e ad avere una visione semplicistica delle persone che ci circondano. 

3. Bias dell’ancoraggio: è la tendenza ad affidarsi in modo eccessivo alla prima informazione che ci viene presentata, che prende il nome di ancora. Leggi queste due domande e prova a rispondere alla seconda: Secondo te Gandhi aveva più di 114 anni quando morì? A che età è morto Gandhi? Probabilmente avrai scelto un numero alto come risposta. Nonostante la maggior parte di noi non creda che Gandhi sia vissuto così a lungo, l’impressione che ci ha lasciato la prima frase è che fosse un uomo molto anziano. Se l’ancora fornita fosse stata un numero più basso, ad esempio 40, probabilmente la stima dell’età data sarebbe stata più bassa. Il nostro giudizio può quindi essere influenzato da un punto di riferimento che ci è stato dato. Chi lavora nelle vendite conosce bene questo bias. L’uso dello sconto e l’indicazione del prezzo di origine del prodotto è una tecnica che sfrutta proprio questo errore mentale, così come l’agente immobiliare che mostra una prima casa a un prezzo chiaramente troppo alto, per poi proporre una seconda casa a un prezzo comunque alto ma che, rispetto al primo, risulta un affare.

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4. Bias della disponibilità: si presenta quando tendiamo a sovrastimare degli accadimenti che sono più disponibili in memoria. In altre parole, stimiamo la frequenza con cui un evento potrebbe presentarsi sulla base di quanto facilmente riusciamo a riportarlo in memoria e ricordarcene episodi accaduti. Una ricerca interessante mostra come le coppie, quando interrogate sulla qualità della loro relazione, tendano a fare una valutazione sulla base di cosa è successo nelle ultime due settimane, perché è ciò che è immediatamente disponibile in memoria e quindi facile da ricordare. 

5. Bias dell’aspettativa sociale: questa è la tendenza che ci porta ad agire o non agire in un particolar modo in base a quello che gli altri si aspettano da noi. Questo comportamento può essere pericoloso, perché ci potrebbe far perdere opportunità importanti o spingerci a intraprendere una strada che in fondo non ci appartiene. 

6. Effetto alone: si dice spesso che la prima impressione è quella che conta. Questo bias in un certo senso ci dimostra che è vero. Se abbiamo dato una buona impressione a una persona appena conosciuta, possiamo stare tranquilli, ma se l’impressione data è negativa, rischiamo che questa negatività prevalga su tutte le altre nostre caratteristiche personali.

 7. Bias dell’avversione alle perdite: a parità di cifre, preferiamo evitare le perdite, piuttosto che ottenere dei guadagni anche più elevati. Questo bias fa capo a una teoria molto famosa: La teoria del Prospetto, secondo la quale noi diamo un valore soggettivo a un oggetto che è molto più forte del suo valore oggettivo. Questa valenza soggettiva ci rende più sensibili alla paura delle perdite rispetto che alla possibilità di vincite. La paura di fallire, di perdere e di sbagliare può spingerci a non metterci in gioco e impattare la nostra crescita personale e professionale.

Ci sono tanti altri errori mentali che ci possono far agire in maniera irrazionale nel momento in cui prendiamo decisioni importanti. Conoscere questi errori di giudizio è importante per la nostra crescita personale, perché ci aiuta a diventare più consapevoli di noi stessi e a contrastare i pregiudizi che influenzano le nostre scelte. 

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Fonti:

Casad, B. (2019). Confirmation bias. Retrieved from https://www.britannica.com/science/confirmation-bias – Daniel, K. (2017). Thinking, fast and slow. – Russo V (2017). Psicologia della comunicazione e neuromarketing. Pearson. -Tversky, A., & Kahneman, D. (1974). Judgment under uncertainty: Heuristics and biases. Science, 185(4157), 1124-1131.

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