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Medicina e tecnologia

29 marzo, 2021

di Alessia Arnaldino

medicina-tecnologia
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Le tecnologie si stanno mettendo al servizio della medicina, anche quelle che nell’immaginario collettivo potrebbero sembrare molto lontane da quest’ambito. La realtà virtuale è una di queste. 

Tecnologia capace di stimolare e catturare diversi sensi, la realtà virtuale fa percepire all’individuo di trovarsi in un ambiente artificiale, da esplorare e con cui interagire. Nel momento in cui si utilizzano questi apparecchi, sempre più sofisticati grazie al progresso tecnologico, il mondo circostante viene sostituito da quello virtuale . Si parla infatti di immersività, una delle caratteristiche principali di questa tecnologia.

Realtà virtuale in ambito medico

Gli ambienti artificiali offrono diversi vantaggi, come la possibilità di simulare i più svariati scenari, in cui ci si può immergere grazie all’uso di dispositivi come i visori o i controller per interagire con gli oggetti. 

Quale miglior modo per imparare a eseguire un intervento se non in un’accurata simulazione del reale? Uno dei settori che più sfrutta tale tecnologia è quello dell’addestramento chirurgico . Agendo su pazienti e organi simulati, ma estremamente realistici, l’aspirante chirurgo ha l’opportunità di confrontarsi con un setting realistico e mettere in pratica la teoria imparata sui libri, ma in tutta sicurezza. 

La psicoterapia  è un altro settore che sta sfruttando le potenzialità della realtà virtuale. Nel trattamento delle fobie , per esempio, l’individuo viene posto di fronte alle sue paure, che vengono percepite come reali. Lo specialista ha così la possibilità di guidarlo passo dopo passo nel processo per affrontarle e superarle, il tutto rimanendo in uno spazio fisico sicuro. Simile è l’utilizzo della realtà virtuale nel trattamento di disturbi da stress post-traumatico. Rivivere l’evento che ha causato il trauma in una simulazione artificiale permette di affrontarlo sotto la guida sicura dello psicoterapeuta, che sceglie il percorso virtuale (e psicologico) da seguire. 

Sono stati ideati trattamenti innovativi anche per lavorare sui disturbi alimentari . Con un casco per la realtà virtuale è perfino possibile vestire i panni di un’altra persona. Indossare un corpo virtuale diverso dal proprio può aiutare a combattere la visione distorta di sé che caratterizza questi disturbi. È stato dimostrato che l’immagine virtuale percepita in queste simulazioni va a modificare il ricordo relativo al proprio corpo, in particolare delle sue effettive dimensioni. 

Inoltre, intrattenere una persona con immagini immersive e interattive risulta essere un ottimo metodo per distogliere la sua mente, almeno in parte, dal dolore stesso, rendendolo addirittura più sopportabile! Per questo motivo la realtà virtuale viene oggi impiegata nella terapia del dolore.

 Gli ambienti virtuali possono anche essere utilizzati per testare le condizioni cognitive, per esempio per individuare possibili malattie degenerative. I classici test vengono sostituiti con altri più complessi e sofisticati, che permettono ai medici di fornire una valutazione dello stato cognitivo. Gli scenari virtuali si sono rivelati molto utili anche nella riabilitazione neuromotoria , che si può così adattare facilmente alle condizioni del paziente, con dei task su misura e personalizzati.

 La realtà virtuale ha quindi la capacità di mettere facilmente l’individuo di fronte a se stesso, alle proprie paure e alla percezione di sé. In Flowe parliamo di innovazione sostenibile: vogliamo contribuire ad accrescere la consapevolezza e l’importanza di uno stile di vita sano e sostenibile. Come lo facciamo? Attraverso un conto di pagamento che ti aiuta a sviluppare il tuo potenziale prendendoti cura del Pianeta. Giusto per fare un esempio, nell’app di Flowe trovi un’intera sezione, detta Focus, ricca di video pillole pensate per tua crescita personale e professionale. Tra le tante, nella serie “L’ABC della salute”, Alexander Bertucciolimedico nutrizionista, ci dà qualche consiglio interessante per avere uno stile di vita più sano.

Fonti: Riva e Gaggioli, 2019 – Schultheis e Rizzo, 2001 – Riva e Gaggioli, 2019 – Slater et al., 2016 – Freeman et al., 2017 – Bowman e McMahan, 2007

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