Investire in Borsa conviene? Scopri il tasso d'interesse composto | flowe

Perché conviene investire in Borsa: la magia del tasso d’interesse composto

24 marzo, 2022

di Luca Discacciati

Luca Discacciati è un investitore e trader italiano. Appassionato di mercati finanziari sin dall’età di quattordici anni, Luca è esperto di Mega Trend e analisi fondamentale dei titoli quotati in Borsa. Autore del libro “L’arte di vincere in Borsa” è co-fondatore del portale Investire.biz. Dal 2022 è ambassador di Flowe, società con la quale condivide i principi di sostenibilità.

investire-in-borsa
Copertina_investire in borsa

Investire in Borsa non è solo un modo per combattere l’inflazione, ma anche un metodo efficace (se viene fatto in maniera intelligente) per accrescere nel tempo il proprio patrimonio. Si sente tanto parlare di “rendite passive” e metodi per “far lavorare i soldi al posto nostro”. Investire sui mercati finanziari è forse l’unico, vero metodo che abbiamo a disposizione per raggiungere questo obiettivo.

In particolare, in Italia, purtroppo, non abbiamo una grande cultura finanziaria. Durante le scuole dell’obbligo non sentiamo nemmeno parlare di investimenti e l’argomento viene trattato come un tabù, mettendo sempre l’accento sui rischi che l’investimento comporta, piuttosto che sui benefici.

Investire viene percepito come qualcosa di difficile e rischioso, un’attività riservata ai grandi banchieri e gestori patrimoniali, persone che avrebbero accesso ad informazioni e notizie riservate. La verità è che investire non è qualcosa di difficile e anche un comune mortale può avere accesso ai dati e alle informazioni che permettono di prendere delle decisioni intelligenti e guadagnare in Borsa.

Come far lavorare il denaro al nostro posto, con le azioni

“Investire in Borsa è l’unico, vero modo che abbiamo per far lavorare il denaro al posto nostro”. Per capire a fondo questo assunto, dobbiamo fare un passo indietro e capire cosa sono le azioni.

Le azioni, secondo il sito della Consob (l’autorità che regola i mercati finanziari in Italia) sono “le singole parti unitarie in cui è diviso il capitale delle società per azioni. Il titolare di un’azione, quindi, possiede un “pezzetto” della società, con tutti i diritti e gli oneri.” Attraverso l’emissione e il collocamento delle azioni, le società per azioni finanziano la propria attività.

Comprando un’azione, diventiamo azionisti di quella determinata società e parteciperemo, in base al numero di azioni che possediamo, all’utile che l’attività aziendale avrà generato in un determinato esercizio.

Il significato di investire in azioni

Se investissimo in azioni “Ferrari”, non solo diventeremo azionisti di Ferrari, ma qualora il consiglio di amministrazione dell’azienda decidesse di distribuire un dividendo (un dividendo è quella parte dell’utile che viene distribuita agli azionisti), anche noi lo incasseremo, a seconda del numero di azioni in nostro possesso.

Le belle notizie non finiscono qui: se, nel tempo, l’azienda Ferrari ottenesse risultati positivi in termini di fatturato e utile, sempre più investitori vorranno diventare azionisti di Ferrari, cosa che farà alzare il prezzo delle azioni in nostro possesso. Il risultato è che non solo avremo guadagnato dai dividendi distribuiti agli azionisti, ma anche dall’incremento dei prezzi del titolo in Borsa.

Investire in azioni ci permette di partecipare, ed eventualmente guadagnare, dall’attività di una determinata azienda, senza di fatto lavorarci. Sarà infatti la dirigenza aziendale a prendere le decisioni relative alla gestione del business. Gli azionisti verranno interpellati solamente su questioni particolarmente importanti, per le quali gli verrà chiesto di votare, durante l’assemblea degli azionisti. Ricordiamoci che lo scopo ultimo di qualsiasi società quotata in Borsa è ottenere un risultato economico positivo, facendo fruttare, di fatto, il capitale degli azionisti.

Il tasso di interesse composto: come sfruttare l’ottava meraviglia del mondo

Sembra che sia stato proprio Albert Einstein, il padre della teoria della relatività, ad affermare: “L’interesse composto è l’ottava meraviglia del mondo. Chi lo comprende, lo guadagna; chi non lo capisce, lo paga”.

È lo stesso Warren Buffett, l’investitore più famoso e ricco del mondo a tessere le lodi del tasso di interesse composto nel documentario di HBO “Becoming Warren Buffett”, attribuendo proprio al tasso di interesse composto il merito della sua immensa ricchezza. È sempre Warren Buffet, nel documentario, a spiegare il meccanismo del tasso di interesse composto utilizzando una leggenda indiana del 600 d.C.

Due esempi di tasso d’interesse composto

Un imperatore indiano, innamoratosi del gioco degli scacchi, volle ricompensare il suo inventore esaudendo un suo desiderio. Il giovane inventore fece una richiesta strana: niente soldi, né gioielli, solo riso! Non una specifica quantità, ma un chicco di riso per il primo quadrato della tavola degli scacchi, due chicchi per il secondo quadrato, quattro per il terzo, otto per il quarto e così via, raddoppiando il numero di chicchi per ogni singolo quadrato. L’imperatore accettò e affidò i conteggi al suo tesoriere. Dopo una settimana di calcoli, il tesoriere arrivò a calcolare il numero di chicchi che l’imperatore avrebbe dovuto consegnare al ragazzo: un chicco di riso che raddoppia 64 volte di fila (i quadrati di una scacchiera) ne genera 9.223.372.036.854.780.000, una cifra superiore al numero di stelle visibili nel cielo.

Chiaramente questa è una leggenda, ma ci fa capire il potenziale che possiamo ottenere reinvestendo i profitti dei nostri investimenti. Il tasso di incremento utilizzato per il riso è decisamente alto (il doppio di chicchi su ogni casella corrisponde ad un incremento del 100%). Facciamo quindi un esempio di tasso di interesse composto con un tasso di interesse del 10% (che è, più o meno, il tasso di crescita medio delle Borse mondiali negli ultimi dieci anni).

Se investiamo il primo anno 100 euro, ad un tasso del 10%, a fine anno saranno diventati 110 euro.

Se l’anno successivo investiamo non solo i 100 euro iniziali, ma anche i 10 euro di profitto, alla fine del secondo anno avremo 121 euro (non avremo più guadagnato 10 euro, ma 11.).

Se continuassimo così per sessantaquattro anni (il numero di caselle della scacchiera degli scacchi), otterremmo l’incredibile cifra di 44579,16 euro.

Nel grafico qui sotto si vede come la crescita del capitale nel tempo, reinvestendo i profitti, sia esponenziale.

interesse-semplice-composto

Pregi e difetti dell’investimento azionario sul lungo periodo

Nell’esempio precedente abbiamo utilizzato un tasso di interesse annuo del 10%. Questo è un rendimento storico plausibile, ma dobbiamo ricordare che è un rendimento medio. Questo è un punto fondamentale da capire: è possibile ottenere un rendimento di questo tipo, ma non sempre. Le Borse, infatti, oscillano tra alti e bassi a secondo del periodo storico e della congiuntura economica. Se prendiamo come esempio l’indice S&P 500 americano, un paniere che raggruppa le principali azioni USA, ci accorgiamo che il rendimento cambia ogni anno e non sempre è positivo. Nel grafico di esempio qui sotto, per esempio, vediamo che le performance oscillano da positive a negative, con un anno particolarmente negativo, il 2008, in cui l’indice ha perso il 38%.

sp500-performance

Questo grafico ci fa capire che se vogliamo sfruttare l’interesse composto, dobbiamo farlo nel lungo periodo. Mediamente la Borsa sale del 10% l’anno, ma non tutti gli anni sale del 10%. I risultati variano di anno in anno e possono variare molto: l’unica cosa certa riguardo i risultati delle Borse è che non saranno mai costanti.

Tutto questo ci fa capire come gli elementi essenziali per avere successo con gli investimenti sono:

  • Il tempo: dobbiamo avere un orizzonte temporale di lungo termine al fine di beneficiare del tasso di interesse composto. L’importanza del tempo ci fa capire come sia importante iniziare ad investire il prima possibile. Non appena si è in grado di avere un reddito è importante investirne una parte, così da trovarsi, dopo diversi anni, un capitale molto maggiore incrementato anche grazie al tasso di interesse composto.
  • La costanza: è importante investire con regolarità, al fine di ottenere il rendimento medio delle Borse (che abbiamo visto essere del 10% annuo circa) senza che un anno particolarmente negativo (come il 2008 visto nell’esempio di prima) vada ad inficiare sul risultato finale del nostro piano di investimento.

La semplicità del piano di accumulo: ecco come funziona

Uno dei metodi più semplici ma allo stesso tempo più efficaci per sfruttare il tasso di interesse composto è investire in Borsa con la strategia del “piano di accumulo”, che prevede di investire una cifra fissa, mese dopo mese, in un prodotto finanziario come un ETF o un fondo di investimento.

Passiamo subito ad un esempio pratico.

Esempio di un piano di accumulo

Facciamo finta di avere uno stipendio di mille euro al mese e che, tolte le spese per vivere (affitto, spesa etc.) ci rimangano 150 euro. Di questi 150 euro possiamo destinarne 100 (il 10% del nostro reddito) al piano d’accumulo.

Se, con la costanza di cui abbiamo parlato prima, portiamo avanti questo piano di investimento per trent’anni (so che trent’anni sembrano tanti, ma si tratta di investire a partire da quando abbiamo vent’anni fino al giorno in cui ne compiamo cinquanta) i nostri 100 euro mensili si saranno trasformati (grazie ad un tasso di interesse annuo medio del 10%) in 226.048,37 euro, a fronte di versamenti per 36.000,00 euro.

capitale-dopo-trentanni

Simulazione di un piano di accumulo

Volete fare delle simulazioni di quanto capitale potrete accumulare, in base alle vostre capacità di risparmio? Potete usare questo semplice calcolatore di interesse composto fornito dalla Banca d’Italia.

Contenuto editoriale a puro scopo informativo. Quanto riportato rappresenta esclusivamente l’opinione personale dell’autore. Flowe non si assume la responsabilità per quanto riguarda la correttezza o la completezza delle informazioni pubblicate. Si esclude pertanto qualsiasi responsabilità relativamente a danni derivanti dall’uso delle informazioni pubblicate.

Torna su