Giornata Mondiale degli Oceani 2022 - flowe

Giornata Mondiale degli Oceani: intervista a Tethys

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6 giugno, 2022

di Alessia Arnaldino

balene

8 giugno 2022: Giornata Mondiale degli Oceani

L’8 giugno 2022, come ogni anno dal 1992, si celebra la Giornata Mondiale degli Oceani, volta a sensibilizzare le persone sull’importanza degli oceani e a incentivarne la salvaguardia. In questa occasione abbiamo avuto il piacere di intervistare Sabina Airoldi, direttore del progetto Cetacean Sanctuary Research (CSR) portato avanti dall’Istituto Tethys ONLUS, fondato nel 1986 da Giuseppe Notarbartolo di Sciara ed Egidio Gavazzi allo scopo di salvaguardare mari e oceani.

Sabina Airoldi di Tethys e la sua passione per gli ecosistemi marini

Sabina Airoldi, laureata in Scienze Naturali, ha sempre avuto una grandissima passione per gli animali. Nasce come araneologa, studiosa di ragni, e, dopo un salto concettuale (e dimensionale!) nel 1987 entra a far parte di Tethys.

Gli studi sui grandi mammiferi marini in Italia si erano, fino a quel momento, basati sulle carcasse ritrovate sulle spiagge. Tethys ha deciso di andarli a studiare nel loro habitat, dando il via alla cetologia moderna. Inoltre, ha importato la citizen science, ossia la scienza fatta dal cittadino: per coprire parte delle spese di queste ricerche volte a conoscere i mari italiani, Tethys ha iniziato ad accogliere sulle imbarcazioni degli appassionati non specializzati che aiutano i ricercatori nella raccolta dati, un vero e proprio turismo esperienziale ed emozionale.

Tethys e la salvaguardia dell’ambiente marino

La mission di Tethys, innanzitutto, è produrre know-how scientifico da mettere a disposizione di enti di gestione, nazionali e internazionali, prendendo parte alle decisioni relative alle misure di conservazione e tutela dei cetacei del Mar Mediterraneo (e non solo). Tethys e il suo team, infatti, hanno un ruolo chiave a livello internazionale, in quanto operano in tutti i mari del mondo.

Ma perché concentrarsi proprio sui cetacei? Sono utilissimi sia dal punto di vista della ricerca, sia per l’ambiente marino stesso. I cetacei sono dei perfetti bio indicatori. Studiandoli è possibile acquisire informazioni sullo stato di salute dell’ambiente in cui vivono, attraverso lo studio di sostanze inquinanti accumulate nei loro tessuti o parassiti che vengono in essi rilevati. Essendo una specie ombrello, ossia all’apice di una complessa rete alimentare, voler proteggere i cetacei significa proteggere anche tutte le specie di cui essi si nutrono, quindi tutta la rete.

Infine, i cetacei sono dei perfetti animali simbolo: iconici, empaticamente molto efficaci, dei ponti tra scienza e divulgazione e sensibilizzazione. Il Mar Ligure non è solo caratterizzato da belle spiagge su cui prendere il sole; basti pensare che nel Santuario Pelagos sono presenti ben 8 specie diverse. È fondamentale conoscere ciò che abita le nostre acque, capire quanta biodiversità ci sia e quanto sia importante salvaguardarla. È proprio a 35-40 miglia dalla costa di Sanremo che Sabina, per la prima volta nel 1988, ha avvistato 13 balenottere di 15-18 metri: un’emozione straordinaria.

I cetacei e la lotta alla crisi climatica

Non tutti sanno che oltre il 50% dell’ossigeno che respiriamo viene proprio dal mare: il fitoplancton, attraverso la fotosintesi clorofilliana, è in grado di assorbire il circa il 30-40% della CO2 presente in atmosfera. Il mare è un ecosistema molto importante, abitato da creature altrettanto fondamentali. I grandi cetacei hanno un ruolo fondamentale nella lotta alla crisi climatica.

Consideriamo innanzitutto un fenomeno chiamato Whale Pump. Le sostanze nutrienti di cui il fitoplancton si nutre hanno un peso specifico superiore a quello dell’acqua, peso che fa sì che si depositino sui fondali. Il fitoplancton, al contrario, si trova nella zona fotica, ossia soprattutto nei primi 30 metri di profondità, per poter essere raggiunto dai raggi solari e attivare la fotosintesi. I cetacei ricercano cibo sui fondali e, con il loro movimento dal basso verso l’alto per tornare in superficie, portano con loro questi nutrienti, mettendoli a disposizione del fitoplancton.

Per non parlare dell’utilità degli spostamenti latitudinali di questi grandi animali. Andando dalle aree tropicali/equatoriali, poverissime di queste sostanze nutritive, alle zone artiche/antartiche, che ne sono invece molto ricche, e viceversa, riescono a trasportare i nutrienti dove ce n’è più bisogno. I cetacei, inoltre, con le loro deiezioni ricchissime di ferro, azoto e altre sostanze altamente fertilizzanti, contribuiscono a produrre nutrimento per il fitoplancton, di cui le acque sono generalmente carenti.

In ultimo, quando una balena muore, il suo corpo (composto da carbonio come quello di tutti gli esseri viventi) si deposita in fondo al mare, fornendo supporto all’ecosistema marino più profondo ed evitando che questo carbonio venga rilasciato nell’atmosfera per migliaia di anni.

La tutela dei cetacei, dunque, è fondamentale, in quanto contribuiscono al nutrimento e alla crescita del fitoplancton, partecipando, seppur in modo indiretto, alla diminuzione dell’anidride carbonica presente nella nostra atmosfera, mitigando così l’effetto serra e i cambiamenti climatici.

Piccoli aneddoti su grandi animali

Sabina ci racconta un curioso aneddoto che riguarda il Santuario Pelagos, dove sono sempre stati avvistati solo capodogli maschi. Questa specie ha un’organizzazione sociale particolare: da un lato i gruppi familiari, composti da femmine di tutte le età e da maschi fino alla prima adolescenza (ossia 9/10 anni); dall’altro ci sono i maschi adulti che, a una certa età, si allontanano dal gruppo familiare. Fino a qualche anno fa, i gruppi familiari venivano avvistati nel Mediterraneo per lo più nelle zone di Ischia, Ventotene, Isole Baleari, ecc., mentre più a nord si addentravano i maschi per nutrirsi.

Tre anni fa Tethys ha registrato il primo avvistamento di un capodoglio bianco con un piccolo grigio: si tratta del loro primo gruppo familiare in quell’area e decidono di dare al capodoglio bianco il nome Sabina, pensando fosse la mamma del piccolo. Riavvistandolo lo scorso anno, si accorgono di un’importante scoperta grazie alla sua pinna dorsale: non si trattava di una femmina, ma di un giovane maschio! Nei gruppi familiari, infatti, in alcune occasioni i giovani maschi si dedicano al baby-sitting, stando in superficie con i più piccoli mentre le femmine si immergono per cercare del cibo.

Flowe e Tethys, insieme per la salvaguardia degli oceani

La collaborazione tra Flowe e Tethys è molto importante. Tethys è composta da scienziati che hanno bisogno di comunicare i risultati delle loro ricerche scientifiche e, per farlo, devono utilizzare un linguaggio che sia comprensibile e che stimoli l’interesse del pubblico. Qui entra in gioco una realtà come Flowe (conto di pagamento 100% green e società Benefit e B Corp), che si caratterizza come il ponte perfetto per poter raggiungere quante più persone possibile. Flowe, infatti in collaborazione con Tethys, ha adottato 3 cetacei  nel Mar Mediterraneo.

La conoscenza è fondamentale. “Una scelta è tale se si è consapevoli di ciò che si sta scegliendo, altrimenti non è una scelta, ma è un movimento guidato”, dice Sabina. Dobbiamo capire che cosa rappresenta il mare per noi. Nelle nostre scelte quotidiane, in qualità di consumatori e cittadini, possiamo fare la differenza, anche semplicemente chiedendoci quale sia l’impronta ecologica delle nostre singole azioni. Le leggi e la politica non sono sufficienti, serve un vero cambio di paradigma.

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