Perché le Api sono così importanti? Parola all'esperto - flowe

Perché le api sono così importanti? Ce lo racconta Giuseppe Manno

20 maggio, 2022

di Giuseppe Manno

Giuseppe Manno è un apicoltore e imprenditore. Nel 2017 ha fondato il progetto “Apicoltura Urbana”, con l’obiettivo di sensibilizzare più persone possibili sull’importanza degli insetti impollinatori e sulla salvaguardia della biodiversità.

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Le api e la sindrome del parabrezza pulito

Siamo nella provincia di Sichuan in Cina, una contea conosciuta come la “capitale dell’albero delle pere” ma, a causa di un uso massiccio di pesticidi, gli insetti impollinatori sono scomparsi, minacciando così il raccolto di frutta. I contadini sono ora costretti a impollinare i fiori a mano. La piattaforma intergovernativa per la scienza e le politiche di biodiversità dell’ONU ha stabilito che il servizio di impollinazione fornito dagli insetti vale qualcosa come 577 miliardi di dollari all’anno. 

Circa l’84% delle specie coltivate in Europa dipende dall’impollinazione degli insetti, come anche il 70% delle principali colture utilizzate nel mondo per il consumo umano. Va da sé che senza questo servizio “gratuito” degli insetti la nostra esistenza potrebbe essere un serio problema. A colazione potrete dire addio a latte, caffè e succo d’arancia (e quindi addio anche cornetto e cappuccino). Latte e latticini sono prodotti che dipendono dagli animali che a loro volta vengono nutriti con mangimi a base vegetale. Ma molti di questi mangimi dipendono dall’impollinazione. Niente più carne, formaggi, frutta, verdura…ci rimarrebbero le banane. È in gioco il futuro della nostra alimentazione. 

Questa storia parte dal Cretaceo, quindi mettetevi comodi, è con lo sviluppo delle Angiosperme sul nostro pianeta, piante con un fiore vero e proprio e semi racchiusi in esso, che possiamo posizionare la “nascita” delle api. Ed è proprio grazie all’impollinazione che le piante si sono diffuse sul nostro Pianeta, producendo ossigeno, dando riparo e pasto a innumerevoli specie erbivore che a loro volta hanno nutrito specie carnivore e così via. Il concetto è semplice ma troppo spesso ce lo dimentichiamo. 

Alcuni ricercatori tedeschi hanno raccolto per 27 anni campioni di insetti attraverso particolari trappole distribuite in 63 riserve naturali della Germania. Ebbene, i risultati pubblicati sulla rivista scientifica PLOS ONE sono spaventosi. Negli ultimi 30 anni il numero di insetti catturati è calato dell’80%. Gli insetti stanno morendo otto volte più velocemente di mammiferi, uccelli e rettili e a questo ritmo molte specie potrebbero estinguersi nel giro di 100 anni. 

Gli scienziati dicono che siamo entrati nella prima estinzione di massa dopo i dinosauri. Molti studiosi chiamano questo fenomeno la “sindrome del parabrezza pulito”. Quanti di voi si ricordano da bambini o da ragazzi, quando si andava al mare o semplicemente si faceva una gita fuori porta in macchina…vi ricordate la quantità di insetti spiaccicati sul parabrezza? E il papà che si fermava a fare benzina ogni volta doveva pulirlo. Ve lo ricordate? allora provate a pensarci adesso: da quanto tempo questo non accade più?

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Se le api scomparissero all’uomo resterebbero solo 4 anni di vita

Questo slogan è stata messo in bocca nientemeno che ad Einstein. Se vi chiedessi quante specie di uccelli conoscete o pesci o mammiferi, sono sicuro che potremmo stare qui ore e ne uscirebbe una lista lunghissima. Ma se vi facessi la stessa riferendomi alle api, quante specie di api conoscete? Quelle che fanno il miele…e poi? Nel mondo ci sono qualcosa come 20.000 specie di api, nella sola Europa ce ne sono circa 2000, di queste ne contiamo 960 specie solo in Italia. Si tratta di un mondo ronzante di vita e di biodiversità unica nel suo genere: le chiamano api “solitarie” o “selvatiche” o api “native” e sono loro le vere vittime dell’estinzione delle api, sconosciute, dimenticate. 

Non tutti lo sanno ma i bombi (volgarmente chiamati “calabroni”) e le altre api solitarie sono molto più brave delle api da miele nel lavoro di impollinazione, migliore allegagione, maggiore produzione, meno frutti deformi, c’è chi dice che una sola ape solitaria può fare il lavoro di 100 api da miele. Volano dall’alba al tramonto e anche con basse temperature o brutto tempo, le api da miele invece non escono nemmeno dall’alveare se fuori non è una bella giornata! 

Pensate che esiste un progetto Europeo chiamato Bicopoll che sfrutta le Osmie, le nostre api selvatiche, per distribuire sui fiori di alberi da frutta un bacillo naturale antagonista di alcuni pericolosi batteri, quindi senza l’uso di pesticidi. Le api passano (senza rischi o disagi per loro) da una fessura dove si “sporcano” con questo bacillo e poi in cerca di polline lo depositano naturalmente sui fiori. Questa è l’agricoltura che vogliamo. 

Le api selvatiche stanno scomparendo e la colpa è nostra: i cambiamenti climatici causati nella maggior parte dei casi dal surriscaldamento terrestre e quindi la scomparsa degli equilibri climatici stagionali, ma anche la cementificazione delle aree urbane che non offre loro possibilità di pascolo e siti di nidificazione. E ancora, l’agricoltura intensiva fatta di monocolture senza più rotazione non offre più fioriture per intere stagioni; non ci sono più siepi o bordure nei campi. Uno studio dell’università di Bologna ha dimostrato che basta un solo pasto di polline venuto a contatto con pesticidi per comportare la fine di un’intera linea di successione, e questo perché non sono organizzate in società numerose come le api da miele, dove ogni giorno la regina depone fino a 2000 uova.

Nel nostro piccolo possiamo fare molto

Il rispetto per questi insetti non è solo la loro salvezza, ma è anche la nostra, ecco perché, affinché le cose cambino, dobbiamo partire da ciò che scegliamo ogni giorno. Ad esempio, potremmo partecipare attivamente alle campagne contro l’uso dei pesticidi, fare una spesa attenta e responsabile scegliendo prodotti che rispettano gli insetti impollinatori, piantare fiori nei giardini e balconi, evitare di falciare il prato quando ci sono fioriture e dare alle api spazi di nidificazione (esistono tante casette già pronte in rete. Non c’è da aver paura: le api solitarie non sono pericolose e sono uno vero spettacolo della natura). 

Giornata Mondiale delle Api 2022

Alla luce di quanto appena raccontato, non dovrebbe stupire che, nel 2017, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite abbia deciso di istituire la Giornata Mondiale delle Api. La scelta è ricaduta sul 20 maggio poiché coincide con la data di nascita di Anton Janša (1734-1773), che nel XVIII secolo fu un pioniere delle tecniche di apicoltura moderne nel suo paese natale, la Slovenia.

E proprio per celebrare l’importanza di questi insetti e preservarne la sopravvivenza, Flowe, lo scorso anno, ha donato a Matt the Farmer, contadino digitale, 6 arnie, affinché se ne prenda cura. 

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