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Amazzonia orientale: la foresta produce più CO2 di quanta ne assorba

4 agosto, 2021

di Alice De Luca

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Foreste tropicali e Amazzonia: polmoni verdi del mondo

Fino agli anni ’90 e ai primi 2000, le foreste tropicali intatte hanno assorbito circa il 15% dell’anidride carbonica immessa nell’atmosfera da attività umane. Tra queste, quella amazzonica è la più grande della terra, conosciuta come uno dei suoi polmoni verdi più importanti. Gli anni ’90 sono però stati il picco a partire dal quale la differenza tra produzione e assorbimento di CO2 nella foresta amazzonica è andata diminuendo. L’Amazzonia, infatti, non solo assimila, ma anche produce anidride carbonica tramite i normali processi di fotosintesi. Il titolo di polmone verde del mondo le deriva dal fatto di essere normalmente in grado di assorbire più CO2 di quanta ne produca. Un’abilità che però la foresta amazzonica, da quanto suggerisce il rapporto pubblicato il 14 luglio da Nature , sembra stare perdendo in alcune sue zone.

Le cause

Questo squilibrio è causato dall’aumento della produzione di CO2 e parallelamente da una sempre maggiore incapacità di assorbimento. Il problema però non è solo il trend crescente nelle emissioni globali. Alla base di questo processo, infatti, ci sono anche gli incendi che devastano la foresta. Questi da un lato bruciano la vegetazione che potrebbe assimilare anidride carbonica e dall’altro immettono monossido e biossido di carbonio nell’atmosfera tramite il processo di combustione. Il risultato è che la vegetazione riesce ad assorbire solo un terzo dell’anidride carbonica rilasciata dagli incendi: a fronte 1,5 miliardi di tonnellate di CO2 emessa ogni anno, ne vengono assorbiti solo 0,5 miliardi. Il miliardo di tonnellate che rimane nell’atmosfera equivale alle emissioni annuali del Giappone, quinto tra i paesi più inquinatori . Questo, però, accade solo nella zona orientale dell’Amazzonia, in particolare quella sudorientale, che è la più soggetta a deforestazioneriscaldamento e incendi con il conseguente aumento della mortalità degli alberi e riduzione della fotosintesi.

Gli incedi: perché accadono?

Secondo il report dell’Observatorio do Clima, nel 2020 gli incendi in Amazzonia sono aumentati del 15% rispetto al 2019. Un dato ancora più preoccupante se si ricorda che i fuochi che devastarono la foresta amazzonica nel 2019 furono tanti da portare il Brasile al centro di una crisi internazionale. Si stima che molti di questi incendi possano essere dolosi e finalizzati alla deforestazione per lo sfruttamento del suolo. Sempre secondo il report di Nature, infatti, negli ultimi 40-50 anni l’intervento umano ha danneggiato sempre più l’Amazzonia, causando una perdita di foreste di circa il 17%, di cui il 14% è stato convertito principalmente in terreni agricoli (89% pascoli e 10% colture).

Oltre e peggio dell’Amazzonia: le più grandi fonti di CO2

L’eccesso di CO2 prodotta nell’area orientale dell’Amazzonia alimenta, come anticipato, la tendenza in crescita nella produzione mondiale di anidride carbonica. Tuttavia la foresta non ne è sicuramente tra i maggiori responsabili, soprattutto perché ad eccezione di quella sudorientale, tutte le altre sue zone continuano la loro attività di assimilazione. A pesare sul bilancio di emissioni di gas serra, secondo il report del 2016 di Our World in Data , è soprattutto il settore della produzione energetica per l’industria, il trasporto e le abitazioni. Questo campo, che produce il 73,2% delle emissioni, è seguito poi dall’agricoltura e utilizzo di suolo (18,4%), dai processi industriali (5,2%) e infine dalla produzione di gas da parte di acque reflue e discariche (3,2%).

Cosa aspettarsi

Dopo l’inizio della pandemia le emissioni hanno subito un forte calo, a causa della limitazione negli spostamenti e della frenata nelle produzioni. Le previsioni, tuttavia, non fanno ben sperare, e minacciano un ritorno al trend di crescita pre-covid, una volta che la situazione si sia ristabilizzata.

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