Cos’è la Tecnologia Blockchain e come funziona | flowe

Cos’è la tecnologia blockchain e come funziona

16 novembre 2021

di Matteo Casadio

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Con la pandemia abbiamo assistito a un’accelerata verso la transizione al digitale. Tra tutti i servizi e tecnologie che hanno visto incrementare il loro utilizzo, una sorpresa sono state sicuramente le criptovalute. A oggi, tutti abbiamo sentito parlare di bitcoin: forum, gruppi di confronto, giornali e televisione hanno fatto delle criptovalute un cavallo di battaglia, rappresentandole come innovazione e strumento per la libertà economica individuale, o più frequentemente come mera speculazione che avrebbe comportato l’effetto opposto. Un dato è certo, durante queste controversie, alcuni dei più grandi e potenti istituti del mondo hanno deciso di investire sulla blockchain. Il tema è talmente attuale e concreto che è possibile trovare ATM, nelle città più popolate, per la conversione tra valute ufficiali e criptovalute.

In realtà, sono parzialmente in errore a fare una distinzione tra le due tipologie di valute: infatti il 7 settembre 2021 El Salvador ha riconosciuto il bitcoin diventando di fatto il primo Paese al mondo ad adottarlo come valuta legale. Precedentemente, paesi come la Tunisia, il Senegal e il Venezuela avevano introdotto altre monete nazionali digitali operanti su blockchain. Ma forse stiamo correndo troppo. 

Per chi non avesse ben chiare tutte le fasi del processo (dalla creazione della prima blockchain allo sviluppo di tecnologie innovative che la utilizzano, fino a tutte le applicazioni, attuali e future), ecco il primo di una mini serie di articoli che vi permetterà di sostenere brillantemente una conversazione su questo argomento. 

Una piccola precisazione: non tratterò il tema in maniera troppo tecnica, anzi l’obiettivo è quello di fornire una spiegazione approfondita nel modo più semplice possibile

Cos'è la blockchain?

Nel 2008 fu inventata la prima blockchain da Satoshi Nakamoto, di cui tutt’ora non si conosce la vera identità, e venne implementata l’anno successivo. La sua funzione era quella di servire da registro di tutte le transazioni della valuta digitale bitcoin. Il 2009 è un anno che gli appassionati di questo mondo, mercato e stile di vita non scorderanno: questa moneta è stata utilizzata per la prima volta nella storia per un acquisto e la pizza è la fortunata detentrice di questo onore. In particolare, uno sviluppatore della Florida, per dimostrare la reale esistenza del bitcoin, comprò due pizze pagandole 10 mila bitcoin!

Per spiegarlo in modo semplice, possiamo immaginarci la blockchain come un gigantesco database di informazioni collegate che fungono da registro di ogni transazione che avviene al suo interno. La differenza tra un database tradizionale e la blockchain è che quest’ultima è decentralizzata, cioè non esiste un’autorità che la comanda. Il sistema c’è e continua a funzionare grazie a tutti quelli che lo utilizzano, perché mettono a disposizione i loro computer per il mantenimento della blockchain. 

Possiamo rappresentarla come una lista di blocchi crittografati in continua crescita. I dati di un blocco, una volta scritti, sono incorruttibili: nessuno può eliminarli o modificarli senza alterare anche i blocchi successivi, evento che richiederebbe l’approvazione della maggioranza della rete

Ogni volta che viene modificato o aggiunto un blocco, il registro viene quindi ricondiviso con tutti i nodi, che valideranno la nuova transazione dopo aver controllato l’intera blockchain. 

La blockchain spiegata in modo semplice

Voglio fare ora un passo indietro, più precisamente al 2008, quando tutto è iniziato. È doveroso parlare del motivo per cui è stata ideata e realizzata la prima blockchain e il bitcoin

Per i meno informati, quell’anno negli USA è scoppiata una crisi durata diversi anni che ha influenzato tutto il mondo. A causarla sono stati mutui subprime, ma prima di parlare dell’accaduto voglio fare una premessa. Già nel 2006 iniziarono a esserci dei segnali: le rate dei mutui si alzarono notevolmente prevedendo tassi di interesse che aumentavano esponenzialmente (particolare oscuro alla maggior parte degli acquirenti) e molte persone videro la propria casa pignorata. 

Tornando al mutuo subprime, si tratta di è un prestito per l’acquisto della casa concesso a un soggetto avente un punteggio di credito basso e quindi uno storico di inadempienze, pignoramenti, fallimenti o ritardi. I subprime furono impacchettati in strumenti derivati e venduti dalle banche in tutto il mondo: il loro valore dipendeva dell’andamento dei pagamenti dei debiti. Con la diminuzione del prezzo delle case si innescò un meccanismo di vendita delle stesse e degli strumenti derivati che culminò con quello che in gergo viene definito panic selling, ovvero la svendita per paura di un crollo sostanziale dei prezzi. Le conseguenze furono il fallimento di alcune banche e la perdita di capitale per tutti coloro che avevano acquistato i pacchetti subprime come strumenti derivati.

Blockchain e bitcoin

Le banche centrali hanno il potere di aumentare o diminuire la quantità di moneta in circolazione e quindi di intervenire attivamente sull’economia mondiale. Il bitcoin è quindi nato con l’obiettivo di cercare di limitare questo potere.

Dopo la crisi del 2008, la poca fiducia in questi organi istituzionali ha portato alla costruzione di un sistema peer-to-peer che non prevedesse autorità capaci di influenzare l’economia, positivamente o negativamente. Abbiamo già parlato della decentralizzazione delle criptovalute, che è il principio alla base del concetto sopracitato. Il bitcoin di per sé, per come è strutturato, è chiaramente un simbolo della lotta contro lo sviluppo economico indiscriminato. Infatti, nel concepimento della sua blockchain, Satoshi Nakamoto ha imposto un limite massimo di monete disponibili, non ancora raggiunto tramite estrazioni dei miners, di 21 milioni. 

Inoltre l’intenzione di Satoshi era quella di creare un sistema di transazioni che garantisse agli adoperanti utilizzatori una irrintracciabilità quasi totale: infatti uno scambio di monete avviene attraverso la connessione di quelli che in gergo si definiscono Wallet, che nella pratica sono indirizzi composti da numeri e lettere che garantiscono l’anonimato ma non l’ irrintracciabilità.

Per quanto la blockchain di bitcoin sia sicura e decentralizzata, resta un problema di scalabilità, dovuto a quello che si definisce il “trilemma” della blockchain, ovvero quella condizione che riguarda i tre principi fondamentali della blockchain: sicurezza, scalabilità e decentralizzazione. La blockchain è decentralizzata, è matematicamente sicura ma tutto questo va a scapito della scalabilità: il bitcoin riesce infatti a fare solo 7 transazione al secondo. Proprio per questo motivo, nel corso degli anni è stato sviluppato un layer aggiuntivo da affiancare alla blockchain di bitcoin, così da aumentarne scalabilità, usabilità e velocità . Questo layer si chiama “Lightning Network”. Esso prevede l’esecuzione di alcune transazioni off-chain, dunque non trasmesse nella blockchain di bitcoin. Il concetto sfrutta la creazione di un canale tra i due membri della transazione che effettuano scambi di denaro. In sostanza, dunque, le transazioni eseguite sul canale dedicato avvengono istantaneamente senza alcuna trasmissione alla blockchain. Ad essa, infatti, verrà trasmessa solamente la transazione di apertura e di chiusura. 

Dopo il bitcoin, sono state sviluppate altre blockchain e criptovalute con strutture e caratteristiche completamente diverse, ma del tema crypo ne parleremo nel prossimo articolo.

Di Matteo Casadio
Sono Matteo e vi scrivo da Amsterdam. Ho sempre cercato libertà nella mia vita. Nel 2017 ho sentito parlare per la prima volta di criptovalute e, approfondendo l’argomento, mi sono accorto di aver trovato uno strumento in linea con la mia filosofia. Per questo me ne sono innamorato e ho deciso di applicare questa affascinante e futuristica tecnologia ai miei progetti.

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