Economia e ambiente: il legame per salvare il Pianeta - flowe

Economia e ambiente: il legame per salvare il Pianeta

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15 novembre, 2022

di Alessia Arnaldino

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Crisi ambientale e lotta al cambiamento climatico sono ormai termini entrati nel nostro vocabolario quotidiano (purtroppo). Nella vita di tutti i giorni, possiamo mettere in atto piccoli gesti che possono fare la differenza e diminuire le nostre emissioni di CO2: controllare il consumo di acqua, fare la raccolta differenziata, prediligere materiali riciclabili, e così via. Questo, però, non sembra essere sufficiente. Servono direttive a livello nazionale e internazionale, azioni concrete che vadano a influire in modo considerevole sulla produzione di anidride carbonica e sullo sfruttamento delle risorse del nostro Pianeta. Che cosa fanno, quindi, le istituzioni per contrastare il surriscaldamento globale e la crisi ambientale?

Cambiamento climatico: cosa succede se non si rispetta l'ambiente

Le stime e i dati che emergono dal Global Risks Report 2022, redatto annualmente dal World Economic Forum, sono poco rassicuranti, se non allarmanti. Lo scenario più ottimistico vede l’innalzamento delle temperature di 1,8° centigradi, mentre nel peggiore dei casi si parla di +2,4° se non si riuscirà a raggiungere il cosiddetto Net zero, ossia la totale compensazione dei gas serra che introduciamo nell’atmosfera.

Il problema maggiore, da ciò che emerge dal report, è caratterizzato da una disomogenea e disordinata transizione verso le energie rinnovabili ed ecosostenibili, che porta a tensioni geopolitiche, nonché dalla lentezza (o, peggio, dall’opposizione) di alcuni paesi nel portare avanti questa transizione.

Nonostante il grido d’allarme lanciato da scienziati e non, si nota come l’economia globale sia ancora fortemente basata e ancorata ai combustibili fossili, anche se un passaggio alle energie rinnovabili (seppur in prima battuta oneroso) potrebbe garantire un vantaggio economico, oltre che ambientale, per aziende e paesi. La percezione è, appunto, quella che non si stia facendo abbastanza per contrastare la crisi climatica e i rischi percepiti per il prossimo futuro non sono indifferenti.

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Che cosa stanno facendo istituzioni e nazioni in concreto?

Durante la COP26, la Glasgow Financial Alliance for Net Zero ha annunciato che sono stati stanziati 130 bilioni di capitale privato per raggiungere la carbon neutrality entro il 2050. Inoltre, si stima che, nel 2022, 1 bilione proveniente dal bond market sarà destinato alla ricerca di soluzioni al cambiamento climatico. La speranza è che queste promesse si traducano in fatti reali e che non rimangano solo parole.

Naturalmente, è compito dei vari governi mettere sul piatto della bilancia sia le esigenze interne, fortemente legate all’economia, sia l’impegno internazionale a salvaguardare il Pianeta. Moltissimi sono ancora i paesi in cui gli incentivi a produrre energia rinnovabile e ad abbattere le emissioni di CO2 sono insufficienti, oltre a mancare di eventuali sanzioni.

A seguito della crisi legata alla pandemia da Covid-19, molte nazioni hanno dato la priorità al recupero economico, piuttosto che alle loro politiche green; inoltre, come indicato dal report, la domanda di energie fossili ha superato l’offerta, generando quell’aumento del costo che tutti conosciamo per via delle bollette salate che ci stiamo trovando a pagare.

Non sono sicuramente scelte semplici da prendere e le azioni da intraprendere lo sono ancora meno. Il passaggio da energie fossili a rinnovabili porta con sé numerose considerazioni, come la perdita del lavoro da parte di coloro impiegati in questo settore, che può però essere mitigata con la loro formazione e il reimpiego, seppur non immediato o senza costi.

Comportamenti necessari per favorire una maggiore tutela ambientale

In quanto riconosciuti come una delle principali potenze economiche, spesso ci si sofferma a osservare quello che fanno gli Stati Uniti. Tra le recenti e controverse decisioni della Corte Suprema, vi è quella riguardante la limitazione dei poteri dell’Epa, l’Agenzia per la protezione dell’ambiente, nonché degli stessi poteri del governo di ridurre l’impatto delle centrali a carbone, ancora fondamentali nel Paese. Anche qui, l’economia risulta essere la principale spinta verso questa decisione, in quanto le direttive adottate per la salvaguardia dell’ambiente avrebbero, a detta loro, avuto conseguenze sull’economia degli USA.

Questo senza considerare però che, secondo i dati riportati dal Center for climate and energy solutions, le emissioni di anidride carbonica negli Stati Uniti sono diminuite nell’ultimo decennio, seppur lentamente, proprio grazie alle azioni di tutela ambientale intraprese in precedenza. A seguito di questa decisione, gli impianti continueranno a lavorare a carbone, abbandonando la prospettiva di passare a energie rinnovabili. Notiamo come il 25% delle emissioni totali degli Stati Uniti derivi proprio dal settore energetico, un dato che dovrebbe generare l’impellente esigenza di cambiare rotta.

Nonostante ciò, in agosto 2022, il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha firmato l’Inflation Reduction Act, per stanziare 740 miliardi di dollari per combattere inflazione, sostenere la sanità e, ultimo ma non per importanza, ridurre le emissioni di gas serra promuovendo energia pulita.

Naturalmente, non è possibile minimizzare la complessità della situazione, attribuendo interamente la colpa alle istituzioni o ai governi. La transizione verso la sostenibilità è destinata a essere diversa nelle diverse parti del mondo: più lenta, più veloce, più graduale o più violenta. La certezza è che sia necessario agire per non superare quel punto di non ritorno, quella soglia che non ci permetterà più di avere una Terra ospitale come prima. Basta pensare che quest’anno abbiamo raggiunto l’overshoot day, ossia il giorno in cui si esauriscono le risorse che la Terra può generare in un anno, il 28 luglio (prima rispetto agli anni precedenti).

Anche senza tener conto dei dati effettivi, è sufficiente basarsi sulle nostre percezioni fisiche: il caldo provato durante l’estate 2022 ci ha fatto penare, oltre che generare una serie di effetti catastrofici sul nostro Pianeta, come vasti incendi, siccità o lo scioglimento accelerato dei ghiacciai.

La scienza , per fortuna, è sempre pronta a mettere a disposizione soluzioni innovative: dallo sviluppo di pale eoliche galleggianti, alla possibilità di catturare l’anidride carbonica presente nella nostra atmosfera in modi sempre più semplici ed economici. Di opzioni ce ne sono sicuramente molte, non resta che cominciare a finanziarle e a adottarle concretamente, per il bene di noi tutti e della nostra Terra.

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Flowe, il conto per gestire le tue finanze nel rispetto dell’ambiente

Nel nostro piccolo, possiamo fare molto, a partire dal conto di pagamento che scegliamo.I nostri acquisti, infatti, hanno un impatto in termini ambientali, nonostante non sia spesso così evidente. Con il conto Flowe, società Benefit e B Corp, puoi gestire i tuoi soldi mentre ti prendi cura del Pianeta. 

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Fonti:


Internazionale 1468, 8 luglio 2022
www3.weforum.org/docs/WEF_The_Global_Risks_Report_2022.pdf
www.c2es.org
www.overshootday.org/newsroom/past-earth-overshoot-days/

www.c2es.org/2022/07/targeted-policies-to-address-extreme-heat-in-the-united-states

Messaggio pubblicitario con finalità promozionale: per le condizioni economiche e contrattuali e per quanto non espressamente indicato è necessario fare riferimento al Foglio Informativo e alle Norme Contrattuali nella sezione Trasparenza e al Documento “Norme contrattuali e foglio informativo conto e servizi”. Freshback: iniziativa valida per tutti i pagamenti registrati dal 09/05/2022 al 31/12/2022 da parte di tutta la clientela Flowe. Servizio Eco Balance valido per i clienti Friend (gratuito) e Flex (a pagamento) max 1.000 kg/mese e 3.000 kg/ anno per CO2

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