Inquinamento da Internet: il costo nascosto del digitale | flowe

Internet e l’inquinamento invisibile

21 aprile, 2021

di David Marinangeli

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I data center inquinano: il costo nascosto della tecnologia e alcuni esperimenti per contrastarlo

Ogni “storia” che facciamo, e-mail che inviamo e ogni foto che salviamo su OneDrive, iCloud o Google Drive ha un impatto sull’ambiente. Sempre più dati viaggiano nel mondo e, ogni secondo che passa, essi vengono salvati su giganti data center in modo spesso permanente. Per fare qualche esempio, una semplice ricerca sul web emette nell’atmosfera 7 grammi di CO2, ai quali si sommano altri 0,02 grammi per ogni secondo di navigazione su Internet, mentre spedire un’e-mail costa 4 grammi al Pianeta. Numeri apparentemente piccoli, se non fosse che dobbiamo moltiplicarli per la popolazione mondiale.

 Dal cloud gaming alle ricette online, qualsiasi cosa facciamo “parla” con dei centri, situati in svariate parti del mondo, che rappresentano l’oro di molte aziende ma anche uno dei costi più invisibili della tecnologia. Le sfide più importanti degli ultimi 15 anni, infatti, sono relative all’abbassamento dei consumi energetici di queste strutture e soprattutto al raffreddamento dei server: tra le tecniche più usate troviamo l’isolamento termico dei flussi caldi e freddi e l’uso di aria naturale esterna per abbassare le temperature. Negli ultimi anni l’impatto ambientale è diventato un ulteriore punto cardine di questo mondo e giganti del calibro di Google, Microsoft ed Apple stanno lavorando per rendersi carbon-free o negative entro il 2030 (1,2).

Microsoft, forte della propria esperienza con Azure, ha iniziato a sperimentare numerose soluzioni che potessero trovare un punto di incontro tra efficienza e sostenibilità tra cui il più originale di tutti rimane il data center subacqueo.

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Un tuffo nei server

Project Natick, questo il nome scelto dall’azienda, è partito nella primavera del 2018 con l’immersione di una capsula chiusa ermeticamente nei mari scozzesi e con lo studio costante di temperatura, prestazioni e affidabilità. L’elettricità è stata fornita all’ “underwater center” tramite energia eolica e solare, un ciclo di sostenibilità quasi perfetto!

Il grande silos è riemerso nel settembre del 2020 con grandi risultati logistici, ambientali ed economici: è servita meno elettricità per raffreddare i server, la struttura è stata abitata da creature marine e l’affidabilità sembrerebbe essere otto volte più alta rispetto alla terra ferma.

Natick è solo uno dei progetti che Microsoft ha messo in campo nel proprio percorso verso il traguardo di diventare carbon-negative verso il 2030 e negli anni ha sperimentato batterie di idrogeno ( al posto di generatori diesel ) da usare come sistema di backup in caso di blackout, raffreddamento liquido “ad immersione” di alcuni server interni e molto altro.

Flowe e la sostenibilità digitale

Flowe fonda le proprie radici sull’eco-sostenibilità e si impegna costantemente affinché ogni dato che viaggia da un Flome (così si chiamano gli utenti) all’altro nei server possa far affidamento su servizi che investono in tecnologie green e abbassamento delle emissioni: la necessità che il fornitore avesse a cuore la stessa missione, dunque, è stata fin da subito prioritaria.

Microsoft Azure è sembrata la soluzione più adatta alle esigenze di Flowe e anche ora, dopo più di un anno, il calcolatore di emissioni di carbonio nell’aria che il gigante dell’informatica mette a disposizioni per tutti i clienti enterprise (come Flowe) comunica ottimi risultati e dà un’idea diretta di quanto possa essere importante agire ognuno nel proprio piccolo. Questo “calcolatore di sostenibilità” mostra come sono distribuiti i consumi dovuti ai data center e quanta CO2 si risparmia grazie all’utilizzo di energie rinnovabili.

Da inizio 2021, ad esempio, i server Azure utilizzati da Flowe hanno usato pressoché 0 MTCO2e, risparmiandone ben 212 (stima calcolata sulla base di alternative on-premises), una quantità di emissioni equivalente a 833 mila km percorsi con una macchina! Insomma, di strada ce n’è ancora tanta da percorrere ma Flowe crede che la sensibilizzazione e la condivisione di buone idee siano il primo passo per fare la differenza e abbattere le emissioni del traffico tecnologico.

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